bullismo terapia

Bullismo oggi: che cos’è?  Come prevenirlo con l’aiuto della famiglia, della scuola, delle associazioni e delle istituzioni.
Il contributo della Psicologia Subliminale nella cultura della prevenzione.

I bulli di oggi.

 L’etimologia del termine bullismo è da ricondursi all’olandese boel che significa fratello, amico intimo, modificata nel termine anglosassone bully che significava tesoro (rivolto a persona). Il termine bullo, quindi, all’origine aveva un’accezione positiva, come sinonimo di bravo ragazzo, ma nel corso del tempo ha assunto un’accezione sempre più negativa, si pensi ai buli di Ippolito Nievo in “Confessioni di un italiano”, o ai buli armati fino ai denti di Pompeo Molmenti ne “I banditi della Repubblica Veneta”, considerati alla stregua dei bravi manzoniani, ragazzi audaci, sprezzanti del pericolo, banditi, manigoldi e scherani. Sull’Oxford Dictionary del 1990 alla voce bully si legge: persona che usa la propria forza o potere per intimorire o danneggiare una persona più debole.

Attualmente, quindi, la parola bullo significa molestatore di deboli, ovvero colui che compie atti di violenza nei confronti di un’altra persona ritenuta più debole. Questa molestia non è intesa come l’offesa rivolta ad un compagno in situazioni circoscritte al momento e alla situazione contingente, e neanche come la sporadica esternazione di aggressività del ragazzo problematico. D’altra parte, non è ascrivibile neanche a comportamenti delinquenziali o ai reati, come l’aggredire un coetaneo con coltellini o altri oggetti pericolosi, procurare ferite fisiche gravi, commettere furti di oggetti di valore, compiere abusi sessuali, etc. che di per sé sono condotte che rientrano già nella categoria dei comportamenti antisociali e devianti. Il bullismo è quella via di mezzo che dovrebbe far scattare il campanello d’allarme negli adulti (genitori, educatori, professori) e far porre l’attenzione sulla fragilità psicologica che sia il bullo sia la vittima stanno manifestando, seppur in maniera diversa e opposta; è quel trampolino che, se non individuato e interrotto sul nascere, il più delle volte proietta il bullo verso una carriera da delinquente e la vittima in un vortice di isolamento e inettitudine che lo vedrà combattere per lungo tempo con i propri “mostri” interiori.

Il bullismo di oggi: un vero e proprio fenomeno sociale in espansione in tutto il globo attraverso i mass media.

Il bullismo di oggi è diventato un vero e proprio fenomeno sociale, anche grazie o a causa della diffusione di notizie attraverso i mass media e la rete web, ed ha sue caratteristiche ben definite, individuate nell’intenzionalità, nella reiterazione, nell’asimmetria della relazione, ovvero nella disparità di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce, in virtù dell’età, della forza fisica, del genere, di caratteristiche di personalità. Il bullismo è rappresentato, dunque, da un insieme di comportamenti verbali, fisici, psicologici messi in atto volontariamente da un individuo, o un gruppo di individui, in modo reiterato nel tempo, nei confronti di individui più deboli fisicamente, psicologicamente, per caratteristiche personali, familiari o socioculturali.

I comportamenti del bullo.

I comportamenti da bullo possono essere espletati in vario modo ma ciò che li contraddistingue sono la sistematicità delle azioni di prevaricazione e di sopruso e la volontà di colpire, ferire, arrecare sofferenza e danno fisico e/o psicologico alla vittima. È proprio quando lo scherzo o la presa in giro diventa accanimento costante e prolungato, tale da condizionare la vita psicologica, affettiva, relazionale di un bambino/ragazzo, che si può parlare di bullismo.

Le varie forme di bullismo.

Le forme di bullismo sono state categorizzate in:

  • bullismo fisico – quando il bullo aggredisce la vittima attraverso il contatto fisico e, quindi, spintoni, sgambetti, strattoni, schiaffi, calci, pugni, afferrandola per i vestiti, sbattendola al muro, costringendola in un angolo, cercando di spogliarla, etc. oppure azioni compiute nei confronti degli oggetti della vittima, come nascondergli lo zaino, strappare quaderni, rompere penne e matite, etc.
  • bullismo verbale – quando le prevaricazioni del bullo avvengono attraverso il linguaggio e la vittima riceve insulti, ingiurie, offese, parolacce, prese in giro, fastidiosi nomignoli, derisione.
  • bullismo psicologico – quando vi è l’intenzione di indurre un forte disagio psicologico nella vittima attraverso azioni verbali dirette che mirano a colpire i suoi punti deboli (handicap, difetti fisici, sessualità, religione) o quelli della famiglia (figlio adottato, figlio di genitori separati, situazione lavorativa o economica precaria) e azioni indirette diffondendo pettegolezzi, dicerie, malignità, indiscrezioni, bugie, tra i compagni di scuola, gli amici del calcetto, le amiche di danza, etc. che spingono la vittima ad essere emarginata ed esclusa dal gruppo dei coetanei, all’interno e all’esterno dell’ambiente scolastico.

Il cyberbullismo: la nuova frontiera del bullo.

La più recente forma di bullismo è il cyberbullismo e viaggia alla velocità di un click.

Nato con l’avvento dei social network, il cyberbullismo è una forma di bullismo definito elettronico o virtuale perché sfrutta mezzi di comunicazione elettronici quali sms, gruppi WhatsApp, e-mail, social, forum, blog, pagine web, ma i cui risvolti sono decisamente reali e concreti. Far circolare informazioni, foto o video spiacevoli e imbarazzanti ottenute con un confidenziale inganno (trickery) o inviare sms o mail contenenti materiale offensivo (molestie), può arrecare un vero danno psicologico; inviare messaggi sui gruppi social per danneggiare la reputazione di qualcuno (denigrazione) o inserire messaggi volgari nei forum (flaming) è certamente fonte di disagio psicologico e turbamento per la vittima. Diffondere via internet dati personali e sensibili (doxing) o arrivare a rubare l’identità di qualcun altro (impersonation) per pubblicare testi discutibili, scorretti, volgari, può provocare nella vittima isolamento, vero sentimento di impotenza, vergogna, paura…sino a spingerla verso ideazioni e intenzioni suicidarie come unica via di fuga da una rete social e sociale che connette ma che nello stesso tempo ingloba, assorbe, cattura, imprigiona.

Similmente al bullismo, pertanto, anche il cyberbullismo può costituire violazione del Codice civile e del Codice penale e, per quanto riguarda l’ordinamento italiano, del Codice della privacy (D.Lgs 196 del 2003).

Oltre alle caratteristiche viste prima di intenzionalità, reiterazione e ruolo relazione sbilanciato, il cyberbullismo ha delle specificità:

  • Anonimato del cyberbullo, perché spesso la vittima ha difficoltà ad individuare il suo “aggressore”, anche se in realtà ogni comunicazione elettronica lascia pur sempre delle tracce in rete.
  • Pubblico del web pressoché illimitato, valicando così le mura scolastiche e di ogni ambiente frequentato e frequentabile.
  • Difficile reperibilità delle informazioni, proprio perché queste viaggiano su diversi canali, anche contemporaneamente, in cui la vittima può non avere facile accesso, come ad esempio in chat private o gruppi WhatsApp o gruppi chiusi di Facebook.
  • Superamento dei limiti spaziotemporali, perché le informazioni possono essere caricate nel web in qualsiasi momento del giorno e più volte al giorno e difficilmente possono essere rimosse, rimanendo visibili per un lungo periodo; inoltre la vittima viene investita dal cyberbullismo ogni volta che si collega ad internet e non solo quando è a scuola o in altro luogo.
  • Abbattimento delle remore etiche e morali, poiché il nascondersi dietro uno schermo ed una tastiera permette al cyberbullo di distaccarsi emotivamente dai suoi bersagli, non avendo con essi un contatto visivo, fisico, relazionale, e di scrivere e compiere azioni trasgressive e disinibite che nella vita reale molto probabilmente non commetterebbe, solo per il gusto di farle e senza pensare alle conseguenze e il danno che arreca all’altra persona.

Il bullismo oggi è un fenomeno che desta molta preoccupazione soprattutto nel mondo educativo, sia per la sua frequenza e diffusione capillare dentro e fuori gli ambienti scolastici sia per le conseguenze psicosociali a cui vanno incontro nel tempo tanto le vittime quanto i bulli.

Conseguenze del bullismo per la vittima e per l’aggressore.

 La sofferenza psicologica e l’esclusione sociale sono sperimentate di sovente dai bambini che, senza sceglierlo, si ritrovano a incarnare il ruolo della vittima subendo ripetute umiliazioni da coloro che invece ricoprono il ruolo di bullo.

Essere vittime di bullismo può essere increscioso e gravoso nell’immediato ma a lungo andare può diventare un vero e proprio incubo che incute paura, inquietudine, ansia, angoscia, un Nightmare che non fa dormire la notte e che finisce per perseguitare anche di giorno…ogni giorno!

La vittima vive sulla sua pelle la sensazione continua di incertezza ambientale e di insicurezza personale che la obbliga in un prolungato e persistente stato di allerta che, se non interrotto, genera stress psicologico, emotivo, fisico e fisiologico, tanto da aumentare il rischio di far sviluppare disturbi e patologie fisiche, psicologiche, psicosomatiche che il bambino/ragazzo trascinerà con sé anche nella vita adulta.

Numerosi studi, difatti, dimostrano che le vittime di bullismo presentano, già in giovane età, bassa autostima e problematiche psicologiche come il disturbo d’ansia generalizzato, attacchi di panico, fobie, depressione, psicosi, manie di persecuzione, dipendenze.

L’attenzione, quindi, va posta già ai primi segnali, quando i bambini/ragazzi iniziano a manifestare i primi malesseri fisici quali frequenti mal di testa o mal di pancia, palpitazioni, incontinenza, stipsi, improvvisi problemi della pelle, disturbi dell’alimentazione, stanchezza persistente o sintomi psicologici quali incubi notturni e disturbi del sonno, attacchi d’ansia, paura ingiustificata. Sono un campanello d’allarme anche il calo del rendimento scolastico, problematiche di attenzione, concentrazione e apprendimento, il desiderio espresso dal bambino/ragazzo di non voler più andare a scuola o di cambiare scuola, lo smarrimento ingiustificato di quaderni, libri e altro materiale scolastico, la perdita di denaro o di oggetti personali. Un segnale importante da non sottovalutare è dato dall’improvviso cambiamento nella gestualità e nell’atteggiamento del bambino/ragazzo che rivela la chiusura affettiva del bambino/ragazzo, il marcato istinto alla protezione e alla difesa, la svalutazione di sé e delle proprie capacità, la paura del giudizio, la passività dinanzi ad un rimprovero, la rassegnazione, l’isolamento dalla sua cerchia di amici, il non interesse per feste ed eventi in cui deve relazionarsi, la messa in atto di comportamenti autodistruttivi e autolesivi…e poi lividi o graffi sul viso o sul corpo giustificati dalla propria mal destrezza, strappi ai vestiti motivati da un evento accidentale, etc.

Nel caso del cyberbullismo, si tratta di violenza subdola e silenziosa che investe la vittima ogni volta che si collega alla rete, non dandole mai tregua neanche tra le mura domestiche dove comunque convive con i social. Alcuni segnali che possono aiutare i genitori a comprendere se il proprio figlio ne è vittima, oltre quelli visti sopra, sono:

  • rifiuto ad utilizzare internet, soprattutto in presenza di un adulto;
  • eccessivo utilizzo di internet anche nelle ore notturne alla ricerca di continue notizie;
  • chiudere le finestre aperte del computer quando l’adulto entra improvvisamente in stanza;
  • immagini insolite trovate nel computer o sullo smartphone;
  • password inserita sul pc o sullo smartphone.

Le continue prevaricazioni possono non solo minare l’autostima, ma anche causare gravi problemi di salute e demolire l’identità della vittima, che resta preda dell’ansia, della paura e manifestando tutti i sintomi da stress postraumatico e problemi di personalità.

Ciò che è meno noto è che anche i bulli possono sviluppare difficoltà relazionali e di condotta (come l’incapacità al rispetto delle regole e delle istituzioni, comportamenti aggressivi) e patologie come il disturbo antisociale della personalità.

Dietro il bullo c’è sempre un disagio familiare, affettivo-relazionale.

La loro “carriera” da bulli spesso nasce da situazioni di disagio familiare, affettivo-relazionale, che impedisce loro di comprendere, gestire, elaborare le proprie emozioni ed i normali conflitti della crescita in un ambiente amorevole, coinvolgente, tollerante, comprensivo, quanto piuttosto si ritrovano a vivere in un ambiente sfavorevole al sano sviluppo psicofisico, non curante, non attento alle esigenze dei figli, spesso ostile e tiranno, anaffettivo e freddo.

Il desiderio di ferire gli altri nascerebbe, quindi, da un processo imitativo delle condotte genitoriali e/o da un sostanziale bisogno interiore di essere aiutati, compresi, considerati importanti, accettati.

A differenza delle vittime, i bulli appaiono spesso caratterizzati da un’alta autostima e sembrerebbero in grado di gestire molto più facilmente i conflitti e le pressioni negative (Menesini, 2000), tuttavia alcuni dati riportano che la positiva percezione che essi hanno di sé sarebbe inconsistente e che un’elevata autostima non significherebbe avere una buona immagine di sé ma un tentativo di sembrare quello che non si è, e quindi l’espressione di narcisismo e manie di grandezza (Salmivalli, 1999) ed una corrispondente bassa autostima nell’ambiente scolastico, collezionando continui insuccessi (Oliviero Ferraris, 2006) e nella gestione delle emozioni (Salmivalli, 2001)  e delle relazioni interpersonali.

TV e giornali ormai riportano quasi quotidianamente episodi di bullismo, soprattutto in ambito scolastico tra bambini di scuola elementare o ragazzi (maschi e femmine) di scuole medie inferiori e superiori, la fascia di età quindi copre un arco temporale dai 7 ai 18 anni. Secondo la Dichiarazione Internazionale di Kandersteg (2007), l’incidenza media del fenomeno è di circa il 10% nel mondo. Gli ultimi dati ISTAT risalgono al 2014 e rilevano che il 50% degli 11-17 enni ha subito un episodio offensivo di bullismo e la percentuale è maggiore al nord che al sud.

Secondo l’indagine sulle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia condotta da Telefono Azzurro e Eurispes (2011), su 1496 studenti di scuole italiane di età compresa tra i 12 e i 18 anni, le forme di prevaricazione più comunemente messe in atto sono: la diffusione di informazioni false o cattive sul proprio conto (25,2%), provocazioni e prese in giro ripetute (22,8%), essere oggetto di offese immotivate (21,6%), essere esclusi/isolati dal gruppo dei coetanei (10,4%). Tuttavia, numerosi sono anche i casi che non vengono alla luce, perché non denunciati.

Inoltre, il bullismo spesso si protrae anche nell’età adulta negli ambienti di lavoro e che viene definito mobbing, ovvero un’aggressione psicologica sistematica e reiterata nel tempo da parte di colleghi (mobbing orizzontale) o di superiori (mobbing verticale) che hanno l’intento di ferire la vittima, di nuocere alla sua salute e di estrometterla dall’ambiente lavorativo e sociale (H. Leymann, The content and development of mobbing at work. In European Journal of Work and Organizational Psychology, 1996, 5, 165184).

Cultura della prevenzione contro il bullismo e il cyberbullismo.

Sottovalutare un fenomeno sociale come quello del bullismo, equivale a far sì che esso continui a diffondersi e a prosperare tra i giovani. La strategia migliore per combattere il bullismo è sicuramente la conoscenza e la prevenzione, promuovendo un clima familiare, scolastico, culturale e sociale che scoraggi sul nascere certi comportamenti prepotenti e prevaricatori.

Considerando che alcune inchieste hanno messo in luce che tra gli adulti vi sia una conoscenza molto approssimativa del bullismo e che, in alcuni casi, vi sia addirittura la negazione dell’esistenza stessa del fenomeno, che porterebbe gli adulti ad etichettare gli atti di violenza come una fase di crescita del tutto normale, la prima azione che si rende necessaria è coinvolgere le figure educative nel processo di conoscenza del fenomeno, attraverso incontri, seminari, conferenze tematiche.

Ad un’aumentata coscienza della gravità di tale fenomeno dovrebbe accompagnarsi una maggior conoscenza e padronanza dei nuovi mezzi di comunicazione, che spesso risulta più carente negli adulti/educatori rispetto ai ragazzi, creando un divario generazionale nell’uso delle metodologie di comunicazione digitali.

Le figure educative ritenute da noi rilevanti sono:

  • genitori e nonni nell’ambito della famiglia
  • insegnanti nell’ambito scolastico
  • ragazzi nell’ambito del gruppo amicale

 

La famiglia è il primo luogo in cui si sviluppano le relazioni affettive e le abitudini. Molti studi sulla psicologia evolutiva riportano una correlazione diretta tra grado di affettività manifesto e comportamenti sociali, ovvero nel caso in cui l’ambiente familiare risulti favorevole allo scambio affettivo e promuova l’espressione e la gestione delle emozioni, la condivisione, insegni come affrontare e risolvere i conflitti, supporti lo sviluppo dell’autostima, il bambino/ragazzo svilupperebbe maggiormente l’autostima e comportamenti favorevoli alla socialità.

Qualora il clima familiare risultasse invalidato, ovvero la relazione tra partner fosse già compromessa, l’educazione verso i figli fosse impostata sulla violenza e la sottomissione, dove al posto dell’affetto sono di casa la freddezza, il distacco, la trascuratezza, la derisione, dove le reazioni incontrollate di rabbia e di prepotenza sono addirittura considerate normali o accettabili, tutto questo inficerebbe il sano sviluppo psicofisico dei figli, intaccherebbe la loro autostima, predisponendoli a comportamenti antisociali e avviandoli verso una strada lastricata di insuccessi e fallimenti che cercherebbero di essere compensati con l’ostentazione, l’arroganza, la superiorità, la ricerca di popolarità e aggregazione.

Fondamentale, quindi, risulta informare adeguatamente le famiglie sul bullismo, in tutte le sue sfaccettature, e renderle consapevoli non solo della gravità e della diffusione capillare del fenomeno ma anche del ruolo attivo che possono svolgere all’interno delle mura domestiche attraverso la reale presa in carico dell’educazione dei propri figli e la responsabilità nell’instaurare relazioni affettive e sociali sane e costruttive.

 

La scuola poi è il luogo dove si sviluppano le relazioni sociali tra i bambini e, proprio per questo ruolo educativo, ha anche la responsabilità di promuovere quei valori che possano aiutare a prevenire il bullismo: la conoscenza reciproca, il rispetto verso se stessi e verso le altre realtà socio-culturali e religiose, il rispetto delle regole della convivenza civile, la sana competizione.

Fondamentale risulta la cooperazione tra genitori ed insegnanti. Se un genitore sospetta che il proprio figlio sia vittima o autore di episodi di bullismo, dovrebbe immediatamente parlarne con i docenti. Alla stessa maniera, se un insegnante dovesse accorgersi di atti di bullismo, dovrebbe subito convocare i genitori, sia quelli del bullo che quelli della vittima, e studiare insieme una strategia che ponga fine ad ogni prevaricazione.

Sarebbe necessaria la predisposizione di un programma di prevenzione del bullismo a scuola, attraverso la valutazione del disagio giovanile e dei fattori di rischio individuali, familiari e ambientali, che potrebbero generare comportamenti violenti. In questo senso, l’introduzione della figura dello psicologo nel contesto scolastico, potrebbe contribuire alla promozione delle risorse e delle potenzialità dei ragazzi.

 

Il gruppo dei coetanei è un altro “strumento” fondamentale da tenere in considerazione per la buona riuscita di qualsiasi progetto educativo, perché grazie al supporto e all’intervento dei giovani è possibile arginare il fenomeno e promuovere lo sviluppo della coesione, della cooperazione, del sostegno reciproco, del senso di appartenenza e di tutte quelle abilità sociali che trasformano un gruppo in squadra, in team, in staff, in equipe, in collettività, in società.

 

Contributo della Psicologia Subliminale per affrontare, il problema.

La Psicologia Subliminale è il termine adottato per indicare una determinata teoria della personalità ed un metodo formativo e clinico innovativi che analizzano i fenomeni intra ed extra psichici dell’individuo a partire dal costrutto di Inconscio.

Approfondendo l’aspetto prettamente clinico, la Psicologia Subliminale rientra nel filone psicodinamico e osserva le problematiche psicologiche, i sintomi, le devianze, come espressione del rapporto dinamico tra sistema Conscio e sistema Inconscio, ovvero tra i contenuti psichici (emozioni, sensazioni, pensieri, esigenze, bisogni, etc.) presenti alla coscienza e i contenuti che “spingono” dall’Inconscio per emergere e per far sì che vengano riconosciuti e rielaborati, ma che spesso restano appunto inconsci pur continuando a condizionare il sentire ed il comportamento dell’individuo.

In questo gioco di relazione tra Conscio e Inconscio, quando i contenuti presenti nel sistema inconscio non trovano la loro adeguata espressione nel conscio e vengono relegati e non considerati, essi emergono con forza attraverso comportamenti compensatori che si manifestano nella relazione inadeguata con il cibo (disordini alimentari), con il fumo, con il sesso (precoce e/o non protetto, frequente, rifiutato), con il gioco, con l’alcol, con le droghe, con la tecnologia, inserendosi così nella vita della persona il fattore “dipendenza”. A questo stadio la persona percepisce la sofferenza interiore come fastidio, come rumore di sottofondo disturbante e riconosce che qualcosa è cambiato nella sua vita, che ha perso la serenità, la stabilità emotiva, la sicurezza, la forza di volontà, l’energia per affrontare le situazioni esterne o i “demoni” interiori e, dopo una fase di stand by in cui può ancora avere il coraggio e la lucidità per chiedere aiuto ai familiari e/o un sostegno psicologico professionale, finisce per anestetizzare il dolore attraverso un processo più o meno inconscio di compensazione. Questi comportamenti sono ritenuti a rischio proprio perché possono mettere a repentaglio, direttamente o indirettamente, il benessere psicologico e sociale della persona.

Difatti, se la vita di questa persona non subisce variazioni, nel senso che nulla viene modificato, cambiato, rielaborato, migliorato, lo stadio successivo è caratterizzato da comportamenti disadattivi, devianze, patologie psicologiche, disturbi di personalità. Ed ecco che, ad esempio, dai disordini alimentari si passa a problematiche come anoressia e bulimia, dall’uso di cannabis si passa all’abuso di sostanze stupefacenti, dall’ebbrezza di una sera si passa all’uso frequente di superalcolici, dall’attrazione per il sesso si passa ad abusi e stupri anche di gruppo, da un atteggiamento scontroso ed oppositivo si passa ad uno aggressivo e violento, da un atteggiamento chiuso e inibito si passa ad uno depressivo e autodistruttivo, etc.

In questo secondo stadio ritroviamo i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo.

Come già spiega ampiamente la letteratura psicodinamica, le sintomatologie comportamentali sono il sintomo e l’espressione di un disagio che da sofferenza interiore si traduce in disadattamento e devianza. Alcune condizioni problematiche – individuali, familiari, scolastiche, sociali e culturali – possono spingere l’individuo, ed in particolar modo l’adolescente, verso percorsi di disagio, disadattamento o devianza. Dal punto di vista familiare, alcuni psicologi, quali Bowlby (1982) e Spitz (1969), sostengono che l’assenza della figura materna può portare i giovani ad intraprendere percorsi devianti. Altri studiosi, tra cui Parsons (1951), Andry (1957, 1960), Arca (1997) sostengono invece che è l’assenza della figura paterna e l’eccessiva presenza di quella materna, ad indurre i ragazzi a compiere atti illegali per protesta e per manifestare la propria virilità.

La Psicologia Subliminale, invece, afferma che le figure genitoriali influenzano la crescita psicofisica del figlio e quindi il comportamento nei confronti di se stesso, degli altri e della vita in generale, in base al loro ruolo di Genitore Simbolo o Genitore Sfondo. In generale, la figura paterna (assenza o presenza non positiva) è determinante per lo sviluppo psicologico del figlio con personalità paterna, mentre la figura genitoriale della madre è influente (assenza o presenza non positiva) sul figlio con personalità materna. Si riporta per questo all’analisi delle tipologie di personalità, del ruolo genitoriale e degli stili educativi affrontato dalla Psicologia Subliminale nelle opere di Raffaele Sammarco (2010, 2016).

In ambito pedagogico – vedasi Bertolini (1993, 1996) e Manca (1999) – si ritiene che le azioni devianti intraprese dagli adolescenti sono determinate dal rapporto non equilibrato che essi hanno con la realtà. In alcuni casi manifestando un senso di superiorità con la necessità di superare i limiti imposti oppure non vedendo proprio tali limiti; in altre circostanze, i ragazzi percepiscono un senso di impotenza di fronte alla realtà, lasciandosi trasportare dagli eventi e facendosi coinvolgere nelle più disparate situazioni.

La Psicologia Subliminale affronta i tre aspetti individuale, familiare e sociale, come cause e fattori principali di rischio per la delinquenza.

Per quanto riguarda ciò che attiene al bullismo, è un fenomeno diffuso nel sistema scolastico, sin dalle scuole elementari, in concomitanza con la moderna crisi del sistema scolastico come istituzione educativa, insieme alla perdita di autorevolezza della figura dell’insegnante (Abbruzzese, 2008; Marini e Mameli, 2004). Tuttavia, oggi si assiste alla diffusione del cyberbullismo, una forma di bullismo che viene perpetrata fuori l’orario scolastico ed estesa ad ambienti “sociali” (social) esterni all’ambiente scuola, per cui la violenza messa in atto o subita diviene continua, costante e incontrollabile.

Negli incontri che si potranno organizzare sulla Psicologia Subliminale verranno trattati i temi del bullismo e cyberbullismo descrivendoli nelle loro caratteristiche di distinzione, nelle tipologie di personalità che si “nascondono” dietro i bulli e le vittime, nelle conseguenze psicologiche in chi lo mette in atto e in chi lo subisce.

Verrà sottolineata l’importanza di interventi preventivi ed educativi di tipo individuale ma anche di tipo familiare e di contesto sociale, in cui i ragazzi sono inseriti, per evitare che si elimini il sintomo ma non la causa del disagio. Assumono perciò importanza gli interventi di tipo psicologico ed educativo che consentano all’adolescente di modificare la propria visione del mondo, attraverso interventi specialistici di riequilibrio del sistema psicologico, di conoscenza degli stili di vita e dell’importanza del legame mente-corpo, di rieducazione ai valori umani (verità, rettitudine, giustizia, amore, condivisione, compassione, non violenza).

“Educare” infatti significa “tirar fuori” il meglio dall’interno, laddove le virtù giacciono nascoste, latenti, è necessario farle emergere e manifestarle all’esterno, ovvero tradurle in azione. Pertanto, risulta importante far vivere al ragazzo esperienze significative individuali e di gruppo all’interno delle quali egli può esprimere le proprie potenzialità e percepire la responsabilità delle azioni che compie.

L’importanza e la finalità ultima della Psicologia Subliminale sta nel permettere all’essere umano di conoscere se stesso, nel suo profondo, e di attivare un processo di evoluzione personale che parte dall’analisi delle caratteristiche della propria personalità e delle predisposizioni psicologico-caratteriali, dalla consapevolezza dell’influenza familiare sul proprio modo di essere e di vivere la vita, all’identificazione degli elementi che hanno generato eventuali blocchi nel proprio Sistema Inconscio o specifici sintomi psicosomatici o comportamentali, per arrivare ad una fase di riabilitazione, di libertà da condizionamenti negativi e di ampliamento della coscienza, al fine di sviluppare e manifestare quei talenti e capacità creative che sono proprie dell’essere umano e che sono assopite nel suo Inconscio.

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