Ansia da coronavirus sintomi: agisci adesso e non sottovalutare il nemico invisibile che sta attaccando il mondo e le singole persone sull’economia, sul lavoro, sulla sanità, sulla società, sulle famiglie degli italiani.

Il momento storico che stiamo vivendo è carico di forti tensioni. Scelte politiche, legittimate dalla salvaguardia della salute pubblica, ricadono a pioggia sull’economia, sul lavoro, sulla sanità, sulla società, sulle famiglie degli italiani….e non solo. Tra esercizi commerciali chiusi, servizi e attività professionali sospesi, precarietà, cassa integrazione, attività scolastiche a singhiozzo, famiglie costrette a riorganizzare abitudini, tempi e spazi, allerta coprifuoco, aggiornamenti costanti sulla pandemia, sanificazione quotidiana di mani, oggetti, ambienti, uso obbligatorio di mascherine, etc., la realtà di oggi sembra tratta dai film di fantascienza, con il dubbio se sia la realtà ad ispirare i film o i film ad ispirare la realtà.

Al di là di ogni polemica che, dallo scorso Marzo ad oggi, ha infiammato i programmi televisivi, le radio, i giornali e i discorsi quotidiani, orientando l’attenzione di tutti verso il numero dei contagi e le misure preventive per limitare il contagio, il fenomeno che si sta diffondendo non è solo il Covid-19 ma anche l’ansia da Covid-19.

Uno studio pubblicato il 4 Agosto 2020 sulla rivista scientifica Brain, Behavior and Immunity e coordinato dal professor Francesco Benedetti, psichiatra e direttore dell’unità di ricerca in Psichiatria e Psicobiologia Clinica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ha descritto le conseguenze di COVID-19 a livello psichiatrico, con patologie quali disturbo post traumatico da stress, ansia, insonnia e depressione.

Il rapporto OsMed (Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali) sull’uso dei farmaci in Italia ha stabilito che durante l’epidemia del Covid-19 Anno 2020, gli ansiolitici e gli ipnoinduttori benzodiazepinici per uso orale hanno rappresentato i prodotti per i quali le farmacie si sono approvvigionate maggiormente, dopo i prodotti a base di acido ascorbico (vitamina C). Approvvigionamenti maggiori si sono registrati nel mese di marzo 2020 (in corrispondenza del lockdown), si sono ridotti nei mesi successivi di aprile e maggio, riportando la media ad un valore comunque significativo in termini di incremento. Sono in molti e sempre di più, quindi, coloro che assumono farmaci per gestire la propria ansia, l’insonnia che ne deriva o forme di depressione.

I disturbi di ansia e di panico, dunque, sono attualmente i principali motivi di consultazione specialistica nell’ambito dei problemi psicologici.

Cos’è l’ansia da Covid-19?

Secondo il parere del dott. Raffaele Sammarco, psicologo clinico, educatore socio-pedagogico, pedagogista, fondatore della Psicologia Subliminale, direttore didattico dell’Istituto di Ricerca Scientifica IEPS (Istituto Europeo di Psicologia Subliminale), possiamo parlare di tre tipologie di ansia:

L’ansia del contagio

L’ansia propria di chi manifesta una paura smisurata di essere contagiato dal virus, con forti ripercussioni sulle relazioni e conseguente ritiro sociale.

Rientrano in questa fascia, quelle persone che portano avanti il principio assoluto della prevenzione, perdendo di vista l’analisi critica degli eventi e delle situazioni, preferendo il conflitto nel far rispettare le regole a tutti i costi piuttosto che l’analisi obiettiva dei fatti e la loro verifica.

La percezione del rischio, in questo caso, risulta distorta e può portare a condizioni di panico e a comportamenti poco razionali, come la “caccia agli untori”. Posso riportare un esempio fra tutti, afferma il dott. Sammarco: qualche giorno fa passeggiavo serenamente con la mia bimba di 2 anni. Ad un certo punto vengo affiancato da un signore in età che mi urla contro dicendo che la bimba avrebbe dovuto indossare la mascherina. Io gentilmente gli rispondo che comprendevo la sua preoccupazione ma che se si fosse informato meglio avrebbe saputo che la mascherina non può essere indossata dai bimbi sotto i 6 anni. La risposta di questo signore è stata: “è a causa di persone come lei che non fanno portare le mascherine ai bambini che i contagi sono aumentati e noi rischiamo di morire!”.

L’ansia dell’attesa

È quel tipo di ansia che la SIP (Società Italiana di Psichiatria) definisce “ansia da limbo”, dovuta al “senso di sospensione della propria vita”. È un tipo di ansia non generalizzata, legata ad una condizione generica di incertezza, ma un’ansia specifica da “sospensione del tempo” avvertita da chi attende di eseguire il test o l’esito del tampone o da chi è in quarantena o sta terminando l’isolamento.

Questa problematica d’ansia porta a difficoltà di concentrazione, disorientamento, disturbi del sonno. Poi, in base alla personalità dell’individuo, può emergere un atteggiamento passivo, passivizzante e rinunciatario (tipico della personalità materna come definita dalla Psicologia Subliminale) oppure insofferenza e reazioni aggressive, trasgressive o violente (nella personalità paterna).

L’ansia dell’impotenza

L’ansia dovuta alla paura di perdere tutto all’improvviso senza poter far nulla per cambiare le cose. È l’ansia generata dalla paura di non farcela, di perdere il lavoro, di non arrivare a fine mese, di perdere gli affetti più cari o di morire. Paura legata all’impossibilità di controllare gli eventi esterni, di non riuscire a proteggere se stessi e la propria famiglia e di perdere tutto. Un tipo di ansia latente che pone l’individuo in un continuo stato di allerta e che prepara il terreno fertile per l’abbassamento delle difese immunitarie e la malattia fisico-organica.

Quali sono le conseguenze dell’ansia da Covid-19?

Oltre a quanto sopra accennato, è ampiamente dimostrato che le emozioni negative sovrastimolano varie aree del cervello, tra cui l’amigdala e la corteccia prefrontale che sono coinvolte nella percezione del rischio e della minaccia, causando retroazioni sistemiche, ovvero una serie di reazioni che partono dal cervello e si distribuiscono in tutto il corpo. Tra queste reazioni troviamo il down-regulation del sistema colinergico ovvero il blocco del sistema antinfiammatorio, la diminuzione dei processi riparativi a carico del sistema muscolare e scheletrico, l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che aumenta i livelli di cortisolo e i conseguenti livelli di stress.

Una stimolazione reiterata nel tempo, pertanto, può portare il corpo ad ammalarsi più facilmente, a ritardare o rallentare la fase di guarigione, ad invecchiare più velocemente, sino al black out.

È la tipica situazione in cui “il cane si morde la coda”: la paura (del contagio, la paura di ciò che sarà, la paura di non farcela e di non poter cambiare le cose) genera l’ansia; l’ansia attiva meccanismi e processi fisiologici che spingono verso situazioni di forte stress; lo stress cronico abbassa le difese immunitarie e sviluppa una maggiore vulnerabilità verso il contagio/la malattia.

Dal punto di vista psicologico, l’ansia da Covid-19 porta con sé un turbinio di emozioni e pensieri negativi che genera situazioni di forte disagio e sofferenza. Dubbi, incertezze, preoccupazioni, forti stress spingono l’individuo ad essere maggiormente intollerante e intransigente, ad avere poca pazienza, a sperimentare maggiormente l’attaccamento verso cose e persone, a perdere la stabilità e i freni inibitori, finendo così per mettere in atto anche comportamenti inadeguati, poco funzionali alla situazione, intrisi di una irragionevole aggressività verso se stessi (tipico della personalità materna) o verso gli altri (tipico della personalità paterna), che palesano trasgressione o forte rigidità sino all’ipocondria.

Cosa fare per vincere l’ansia da Covid-19?

Quello che sta accadendo in Italia e nel mondo sta mettendo a dura prova l’equilibrio psicoemotivo di ogni individuo, ma è proprio questo l’elemento chiave che può fare la differenza tra chi riesce a sostenere il peso della situazione e si reinventa e chi, invece, si lascia andare e crolla psicologicamente.

Come si può mantenere saldo l’equilibrio psicologico-emotivo?

  1. Fase 1: Accettare

Accettare che le cose possano andare diversamente da come le avevamo programmate. Accettare che non tutto si può controllare. Accettare di dover affrontare una nuova situazione.
L’accettazione non è sinonimo di passività e di arresa, non significa subire le situazioni ma, al contrario, corrisponde alla capacità dell’essere umano di essere dinamico, tollerante, efficiente, significa saper accogliere il nuovo e il diverso ed attivarsi per sfruttare le opportunità del momento e reinventarsi.

  1. Fase 2: Cambiare

Il cambiamento spesso fa paura perché mette in discussione certezze e abitudini. Tuttavia, se si guarda alla vita come un continuo movimento in cui tutto cambia e tutto si modifica, potremo renderci conto che niente dura per sempre. È solo il ricordo che tiene memoria di quanto è accaduto ed è l’aspettativa che tiene conto di quanto programmiamo per il futuro. Per quanto programmiamo, calcoliamo, decidiamo con la razionalità, arriverà sempre il momento in cui dovremo fare i conti con l’inaspettato.

  1. Fase 3: Evolvere

Evoluzione è trasformazione in positivo. La psicologia la definisce resilienza, ovvero la capacità di affrontare positivamente gli eventi traumatici e di riorganizzare la propria vita verso nuove mete e un rinnovato atteggiamento. Equivale al mantenere un atteggiamento mentale positivo e a “rimboccarsi le maniche” per fare e fare meglio.
Questo permette di rinsaldare l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità, di essere parte attiva nel sociale, nella famiglia, nel lavoro, e di riuscire ad apportare cambiamenti e miglioramenti (nuove idee, nuovi atteggiamenti, nuove soluzioni).

Partecipa alla conferenza gratuita su:  Ansia, attacchi di panico e fobie. Come nascono e come si risolvono.

Per maggiori informazioni compilate il form sottostante:

Come da Regolamento UE 679/2016, acconsento al trattamento dei dati sopraindicati.