Conflittualità genitori e figli: quando la relazione con i genitori è fonte di conflittualità, i figli vivono confusione, disagio emotivo e instabilità psicologica. Se non gestite in tempo da esperti del settore, le emozioni contrastanti, conflittualizzanti, destrutturanti prendono il sopravvento e, anziché essere affrontate, vissute, comprese e rielaborate all’interno del contenitore-famiglia, vengono riversate e rimbalzate su un genitore, sull’altro o su se stessi, provocando crepe e fratture nelle relazioni affettive e nel sano sviluppo della personalità.

Genitori e figli…quando la famiglia non funziona!

Quante volte hai sognato una famiglia unita e armoniosa?
Quante volte hai pensato che se fosse andata diversamente saresti stata o stato più felice?
Quante incomprensioni, litigi e delusioni sono stati sopportati prima di dire basta!
E i figli? Quanti sensi di colpa, rabbie e frustrazioni hanno vissuto sperando comunque che i loro genitori riuscissero ad andare d’accordo e restare insieme?

Di certo la separazione è un momento di grande trasformazione e di disagio per la famiglia.
Quando i coniugi decidono di lasciarsi dicono addio ad un progetto di vita che avevano idealizzato, costruito nel tempo e condiviso. Pur nel rispetto reciproco, entrano nella fase della “gestione familiare” dove ogni cosa deve essere valutata, ponderata, elaborata, compresa, accettata attraverso nuovi parametri e nuovi occhi. Non c’è più l’amore a rinsaldare la coppia e si fanno i conti con uno “spazio” tra i due partner che deve essere riorganizzato e gestito. Uno spazio che per uno potrebbe rappresentare uno spazio liberoda ristrutturare e vivere, per l’altra potrebbe essere vissuto come spazio vuoto più simile al precipizio da evitare e di cui aver paura. Se, poi, uno dei due coniugi non fosse pronto a separarsi, o non lo ritenesse giusto, il dolore e la confusione sarebbero talmente grandi da trasformarsi in rigidità, chiusura, intolleranza, cattiveria, odio, ripicche, rivalse, e potrebbero attivare forze distruttrici nei confronti di se stessi e degli altri.

I coniugi però spesso sono anche genitori … e mentre vivono la loro sofferenza e hanno il diritto di separarsi sul piano coniugale, hanno anche e soprattutto il dovere di impegnarsi per arrecare meno danno possibile ai loro figli. Di frequente, invece, accade che incomprensioni ed emozioni esplose tra coniugi diventino armi per coinvolgere i figli nel gioco distorto delle “alleanze”. Non mi riferisco di certo al legame positivo che si instaura tra genitori e figli e che genera amore e complicità, ma al sadico gioco delle coalizioni che vede i genitori l’uno contro l’altra, affannati nel tentativo di accaparrarsi il consenso e l’amore dei figli. Mamma e papà, che prima rappresentavano i capisaldi della famiglia, l’affetto, la comprensione, la condivisione, il luogo sicuro in cui rifugiarsi nei momenti di tristezza, di paura, di confusione, ora diventano sostenitori della propria causa, pronti a sacrificare i valori in cui credono pur di avere ragione e non essere svalutati, biasimati, accusati, colpevolizzati, denigrati, dall’ex coniuge o dagli stessi figli. La famiglia diviene così una trincea.
E i figli? In un primo momento, i figli restano a guardare per comprendere cosa stia succedendo…ma poi le emozioni prendono il sopravvento e, anziché poter essere affrontate, vissute, comprese e rielaborate all’interno del contenitore-famiglia, vengono riversate e rimbalzate ora su un genitore ora sull’altro, ora su se stessi, provocando crepe e fratture nelle relazioni affettive e nel sano sviluppo della personalità. Questa modalità distruttiva di comportamento impedisce a tutti i membri della famiglia di attivare le proprie risorse interiori per affrontare la difficoltà del momento e iniziare quella ristrutturazione emotiva necessaria per vivere il cambiamento.

Cosa fare?
Alimentare le paure per il proprio futuro non serve se non ad ingigantire il problema.
Riversare la propria rabbia sui figli non serve se non a sfogarsi.
Screditare l’ex coniuge, anche di fronte ai figli, non rende più forti e non appiana le divergenze.
Si aggiunge solo altro dolore alla sofferenza o al disagio già sperimentati.
È necessario, invece, mantenere l’equilibrio psico-emotivo ed imparare a gestire la difficoltà e le emozioni del momento per iniziare ad entrare in una nuova fase della vita.
È necessario sostenere un clima emotivo piuttosto sereno perché ci sia spazio e tempo per le emozioni, le domande, i dubbi.
È necessario tenere sempre presente che ci si separa dal coniuge ma non dai figli.È necessario comprendere che la famiglia è un sistema in cui sono coinvolti figli, nonni, zii, nipoti, parenti e che la famiglia, in senso lato, deve continuare a sopravvivere al di là delle vicende coniugali. Deve continuare a garantire ai figli coerenza, supporto, rassicurazione, continuità accompagnando tutti i suoi membri verso la trasformazione della stessa da “stretto nucleo” a “organismo fluido”.

Nella fase delicata di distacco fisico e di elaborazione psico-emotiva della separaione, la domanda fondamentale da porsi non è solo “cosa fare ora” ma il “come fare”, come comunicare la decisione, come affrontare la diversità, la sofferenza, le incomprensioni, i conflitti, etc.
Il come determinerà nei figli e nei familiari in generale:

È importante però sapere che non è la separazione dei genitori la causa dei disturbi psicologici, emotivi o comportamentali riscontrati nei figli ma il grado di conflittualità familiare.

Importanti studi italiani* e internazionali** dimostrano infatti una stretta relazione fra conflitto tra i genitori e malessere psicologico nei figli. In altre parole, la causa delle difficoltà riscontrate nei figli non va ricondotta alla separazione in sé quanto piuttosto al grado di conflittualità del rapporto tra partners durante la convivenza, prima della separazione, dopo la separazione e anche in coppie mai separate. Significa che genitori non separati ma in continuo conflitto tra loro generano più danni di due genitori separati che, però, gestiscono le relazioni in un clima emotivo piuttosto sereno e tollerante.

Da altre ricerche, condotte in ambito familiare, emerge come sia la modalità con cui si gestisce il conflitto ad essere più predittiva delle problematiche rispetto alla presenza/assenza del conflitto stesso.Il conflitto può, difatti, assumere carattere costruttivo o distruttivo*** a seconda del contesto in cui avviene e degli stili utilizzati dai coniugi/compagni/partners.

Se si vive nella convinzione “rigida” che la famiglia rappresenti la stabilità solo nel suo status quo, ogni evento esterno o conflitto interno risulterà disturbante e destabilizzante; in questo caso, anche la separazione dei genitori sarà vissuta come fonte di stress e di disorientamento per tutti i suoi membri.

Se, invece, si amplia la propria visione e si considera il dinamismo come movimento naturale di tutte le cose, gli eventi esterni, le dinamiche familiari, l’espressione delle emozioni, come anche il confronto e il conflitto, saranno vissuti come situazioni inevitabili, circostanze necessarie a cui far fronte per raggiungere una nuova comprensione, un nuovo equilibrio. In questo caso, il conflitto non sarà considerato esclusivamente nella sua eccezione negativa, ma verrà visto come manifestazione di due o più modalità differenti di pensiero e di sentimento che, grazie a dialogo, confronto, espressione delle emozioni, possono portare alla comprensione e, quindi, all’accordo o alla separazione, senza che questo comprometta la propria autostima o il proprio sistema di valori.
In questo senso, i bambini, più degli adulti, hanno una grande capacità di adattamento e vivono gli eventi attraverso gli occhi e le emozioni dei loro punti di riferimento (genitori, familiari). Si chiama condizionamento e questo meccanismo si verifica in ogni ambiente familiare e non, indipendentemente dalla propria consapevolezza, preparazione o competenza genitoriale.
La separazione/divorzio è solo un altro banco di prova per i genitori e per i figli, per sperimentare la propria capacità di gestione ed elaborazione delle emozioni e di risoluzione dei problemi.

Alcuni possibili scenari:

– Francescato D., Quando l’amore finisce. Il Mulino, Bologna,1992.

– Francescato D., Figli sereni di amori smarriti: ragazzi e adulti dopo la separazione. Mondadori Editore, Milano, 1994.

** 

– Camara K.A. & Resnick G., Interparental conflict and cooperation: factors moderating children’s post-divorce adjustment in Hetherington M. & Arasteh J. (eds.) Impact of divorce single parenting and stepparenting on children (pp. 169-193), LEA, Hillsdale, 1988.

*** 

Deutsch M., The resolution of conflict: constructive and distructive processes. Sage, London, 1973.

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